Il Castello di Monteu Roero

Castello di Monteu Roero. Castello di fascino, di segreti, di storia. Castello di eleganza e di mistero. Castello di vite trascorse, già vissute, che hanno però lasciato un segno indelebile. Un ricordo, una tacca nel tempo. Memoria del passato.

Il Castello di Monteu Roero veniva anticamente chiamato Monte Acuto – dal latino Mons Acutus – a causa della sua posizione strategica. Posizionato in alto, sulla cima di una collina scoscesa, il Monte Acuto, oltre ad assicurare una splendida vista sul Roero, territorio nel quale è inserito, garantiva la supremazia strategica, la sicurezza della fortezza e dei suoi abitanti. Motivo per il quale sono molti i nomi di imperatori e regine che hanno sfruttato la bellezza e la protezione di quella posizione ineguagliabile.

L'anno che può essere fatto coincidere con la nascita della storia del Castello è il 1041, anno in cui Enrico III concede il “Monte Acuto” al vescovo di Asti. È quindi con questa cessione che si firma l'inizio, perché anche se la costruzione vera e propria avverrà solamente un secolo dopo, gli ingranaggi iniziano a girare, il destino si prepara e la storia viene scritta. Sarà il Vescovo di Asti a concedere la terra a Guido Biandrate, il costruttore del Castello. Il possesso gli viene poi riconosciuto ufficialmente con un attestato nel 1152 dall'imperatore Federico Barbarossa - il quale vi si rifugiava per sottrarsi al contagio quando la peste decimava le sue truppe – e da Federico II nel 1238 che ribadiva quanto concesso in precedenza.

La famiglia Biandrate è stata proprietaria del Castello del Monte Acuto per tre secoli, fino a quando nel 1299 lo vendono ai Roero – Rotari – per oltre 48.000 fiorini. L'acquisto, riconosciuto e approvato dal vescovo di Asti, ha conferito ai Roero i feudi di Santo Stefano e di Monte Acuto che prese inizialmente il nome di Mons Acutus Rotarium, per poi diventare Castello di Monteu Roero. Sotto il dominio di questa famiglia, il Castello viene ristrutturato lasciando in eredità alcuni particolari costruttivi dell'epoca di incredibile valore e bellezza. Spicca il capitello, nel portico del giardino interno, raffigurante lo scudo araldico con le tre ruote, stemma del casato dei Roero, e sorretto da figure d'angolo con lineamenti e abbigliamento da paggetti, giovani servitori di nobile famiglia. Questo, insieme ad altri di cui oggi si intravedono alcuni frammenti di decorazione, probabilmente costituiva l'elemento di raccordo tra la parte superiore di un pilastro e un architrave.

Il Castello viene in parte ricostruito tra il 1570-1575 ed è proprio in quella forma che è giunto a noi oggi. Di particolare importanza sono i due saloni affrescati nel tardo '500 e '600, raffiguranti il Mito di Dedalo e Icaro, il Mito di Fetonte, il Mito delle Ore, le Allegorie del Giorno e della Notte, un camino scolpito in stile rinascimentale e una statua Ebe di scuola canoviana. Nel salotto adiacente al salone centrale è, poi, raffigurata la protezione della Vergine nella liberazione di Bonifacio Roero dalla prigionia durante le Crociate. Affascinante e discreta è la chiesetta consacrata all'interno del Castello, un luogo di purificazione e preghiera, che sembra estrapolarsi dal tempo. La biblioteca, una perla di cultura, contiene libri di medicina, letteratura e filosofia risalenti al '500. Contiene la storia all'interno della storia.

Al Castello è legato, poi, un curioso episodio raccontato nel libro Storia e leggenda dei tesori nascosti nei castelli piemontesi di Alberto Fenoglio. Vi si racconta che, alcuni anni fa', il bibliotecario del barone Winterman, riordinando dei libri, notò che la copertina superiore della rilegatura di un volume era il doppio della parte inferiore. Decise allora di tagliare la pelle per svelare il mistero e dal nascondiglio ne uscì un foglio di pergamena su cui erano annotati segni incomprensibili. Col permesso del barone e l'aiuto di un professore universitario, appurò che era possibile decifrare quei segni strani attraverso le indicazioni provenienti da testi delle filosofie occulte. Si scoprì così, la vicenda di alcuni spagnoli che mentre si ritiravano dal Monferrato, dovettero, arrivati su una collinetta in vista del Po, cercare rifugio nei boschi per nascondere il bottino che portavano con loro. Si trattava di un vero e proprio tesoro che sarebbe stato sepolto tra quattro querce, una vecchia torre e antiche mura, su una collinetta sopra un paesino. Il bibliotecario e il professore capirono che bisognava individuare il luogo.

Studiando il percorso degli spagnoli e calcolando che alcuni oggetti nell'elenco del bottino erano sacri, si concluse che non poteva che arrivare da una abbazia del Monferrato, seguendo, poi, le colline e il corso del Po, i ricercatori scorsero la torre di Monteu che ricordava quella citata nel documento. Iniziarono così gli scavi, che però furono presto interrotti, perché il Barone dovette trasferirsi per affari e vennero a mancare i mezzi per finanziare tale impresa. E così, ad oggi, ancora non si è svelato il mistero del tesoro nascosto.

Per provare a capire cosa sia il Castello, chiudete gli occhi e immaginate di passeggiare nelle sue stanze, nei salotti, nei giardini; ammirate gli affreschi, le statue, i libri antichi. Le luci si accendono, la musica inizia a suonare, tornano in vita gli antichi proprietari.

Si torna ai tempi di Barbarossa. Si torna al Medioevo. Si torna al passato.

Tra leggenda e realtà, questo è il Castello di Monteu Roero, la sua storia, la sua vita. Una vita lunga secoli, una storia viva, da ricordare, da raccontare. Il fascino del mistero, la bellezza della realtà.

È questo che nel 2012 ha spinto la famiglia Berta ad acquistare il Castello. L'amore della storia, delle cose belle, di valore; l'amore per il territorio. Amanti delle sfide e in continua crescita, Gianfranco ed Enrico non hanno dubbi sull'acquisto di questo meraviglioso pezzo di storia. Consapevoli che il cambiamento è l'unica costante, decidono di adibire il Castello a museo, creando così, un Museo dentro al Museo. Le stanze si colorano, tornano al loro splendore originale; per la prima volta, si aprono al pubblico, si svelano, si mostrano come mai prima, timide si vantano della loro bellezza. La famiglia Berta decide, poi, di dedicare una collezione di prodotti, come tradizione vuole, al nuovo arrivato. Un modo per includerlo nella Famiglia della Grappa. Nascono quindi “Il Monte Acuto” una grappa di Nebbiolo, Barbera e Arneis invecchiata in piccole botti; “Il Mito delle Ore” il distillato d'uva e “ La Favola Mia” l'assenzio dalle note magiche. Tre sorprese. Le sorprese di Natale 2012.